Contributo alla comprensione del fenomeno degli incendi boschivi nel comprensorio di Punta della Campanella

Nell’estate di quattro anni fa un vasto incendio boschivo colpì l’estremità occidentale della Penisola sorrentina: per mandare in fumo quasi 16 ettari di vegetazione, spontaneamente cresciuta sull’intero versante meridionale del monte S. Costanzo, le fiamme impiegarono tre giorni, dal 24 al 26 agosto 2016. Ebbene, quelle interminabili giornate (e nottate) di fuoco non rappresentano un avvenimento isolato, bensì l’atto finale di una lunghissima serie di eventi pirologici. Basti pensare che, prendendo in considerazione un periodo di appena dieci anni, ben tredici incendi hanno preceduto quello summenzionato, a partire dal 12 giugno 2006. Ampliando lo sguardo al territorio della Penisola sorrentino-amalfitana non si farà fatica a distinguere, in specifiche zone, il perdurare dei segni impressi dal fuoco sulla vegetazione e sulla roccia, con tutto ciò che ne consegue per la qualità dei paesaggi.

«Vedi quei monti calvi di fronte coperti di un bel manto verde? Ecco, guarda ancora i pochi alberi rimasti… Li vedi? Sono tutti marroni o grigi, bruciati. E puoi stare sicuro che da loro non spunteranno germogli, mentre chi non conosce le stagioni, pensa che siano ancora coperti di foglie autunnali. E vedi la differenza tra il verde di quei due prati? Uno è più folto e vivido, significa che è stato bruciato due anni fa, l’altro più rado e interrotto da macchie marroni, significa che l’hanno bruciato l’anno scorso. La questione degli incendi, come sai, è antichissima, più antica della Storia dei Greci e dei Romani» (F. Ramondino <1936-2008>, La Via, Torino 2008).

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Sulla scorta di precedenti e mai esaustivi contributi l’autore del quarto volume della collana “Paesaggio e Identità”, inaugurata nel 2018 dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, torna sul tema degli incendi boschivi nella Penisola sorrentino-amalfitana seguendo la via indicata dal compianto prof. Carmine Conforti nell’ormai lontano 1991 con Il destino di un paesaggio italiano. La Costiera amalfitana tra consumo e tutela. Alla stregua dell’ideale maestro Gaspare Adinolfi passa in rassegna i riferimenti della bibliografia locale e registra titoli della letteratura grigia, senza trascurare quelle voci, meno autorevoli ma altrettanto numerose, confluite nelle uscite periodiche; e di questa messe egli tiene conto in innumerevoli ricognizioni nel comprensorio peninsulare. Alternando così montagne di carta stampata a montagne di roccia l’autore, Guida naturalistica e ambientale dal 2004, cerca e talvolta trova sul campo la chiave interpretativa del fenomeno degli incendi boschivi che, una ventina di anni or sono, fu forgiata dall’ormai soppresso Corpo Forestale dello Stato. Rinunciando dunque a facili soluzioni combinatorie, pur suggeritegli dalla ventennale esperienza di ambientalista militante, Adinolfi affronta il tema in epigrafe come espressione locale di una problematica mondiale, non senza (ri-)scoprire interessanti specificità.

Gli ultimi due blocchi di testo sono tratti dalla IV di copertina del volume Incendi boschivi nella Penisola sorrentino-amalfitana. Analisi di un fenomeno antropogenico con speciale riferimento agli eventi del 2017 di Gaspare Adinolfi, edito dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana (Amalfi 2020). Qui è la prima rec. al volume.

 

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