“A tocchi a tocchi, la campana sona” (6/8)

Ad lucrandum in piratica: dalla guerra di corsa alla corsa ai finanziamenti

Ultima viene la Torre di Minerva: non è l’edificio più antico del sito, ma di certo quello che, opponendo l’imponente sagoma tronco-piramidale alla naturale difformità del promontorio, enfatizza il ruolo strategico rivestito dalla Punta a cominciare da quella navigazione di cabotaggio che veicolò, da Palmarola a Iéranto, lo strumento (neo)litico per eccellenza, l’ossidiana, una roccia ignea assente nel nostro territorio[1].

All’iconema turrito di Punta della Campanella manca oggi il coronamento di troniere che abbiamo invece osservato sulla Torre di Fossa Papa e intravisto sulla Torre di Montalto, anch’esse edificate dopo il 1563, anno in cui il viceré don Parafan de Ribera varava il torreggiamento costiero del Regno di Napoli[2]. Resta insomma sguarnita la piazza d’armi del maggior baluardo lubrense, che a 17 anni dal beneficio del vincolo[3], si trova a fronteggiare l’ennesima insidia al suo territorio, che incalza con furia iconoclasta: sulla scorta del surriferito progetto, che attinge al Fondo europeo di sviluppo regionale (P.O.R. Campania FESR 2007-2013, Obiettivo 1.9 – Beni e siti culturali), giungeranno alla Torre 1.300.000 € per il completamento del restauro iniziato nel ’90 dalla Soprintendenza ai Monumenti della Campania. Cifra che troverà impiego anche per accogliere tutti i servizi tecnologici necessari per «l’allestimento di mostre e lo svolgimento d’iniziative in materia ambientale», assicura il progettista, già addolorato per «l’impossibilità di accesso all’area [archeologica] con adeguati mezzi (meccanici) di trasporto e di lavoro»[4].


Capri da Punta della Campanella
L’isola di Capri da Punta della Campanella

Tra i diversamente abili che si gioveranno della strada per Punta della Campanella conteremo coloro ai quali manca la capacità di ascoltare tutte quelle voci, emerse e sommerse, passate e presenti, che predispongono al dialogo con l’ignoto. Esercizio di odissaica memoria che accade pure nei tradizionali luoghi di culto, pagani cristiani o di altra religione, dove non a caso ci si è sempre introdotti in punta di piedi.

Sorrento, 5 novembre 2015

Gaspare Adinolfi


[1] Cfr. Mingazzini-Pfister, op. cit., p. 85.

[2] O. Pasanisi, ‘La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla R. Corte di Napoli nel XVI secolo’, in Studi di storia napoletana in onore di Michelangelo Schipa, Napoli 1926, pp. 423-442. Per le torri di nostro precipuo interesse cfr. Filangieri, op. cit., pp. 236-248.

[3] Con Decreto del 5 agosto 1998 il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, su proposta della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Napoli e Provincia, vincolava il manufatto denominato «Torre di Minerva a Punta Campanella» ai sensi dalla Legge n. 1089 del 1° giugno 1939 sulla “Tutela delle cose di interesse artistico o storico”.

[4] Così leggiamo, rispettivamente, alle pp. 18 e 12 della Relazione generale, inquadramento urbanistico e territoriale e documentazione fotografica a firma di M. Schiazzano (gen. 2014), d’ora in poi Relazione generale del Progetto esecutivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...