“A tocchi a tocchi, la campana sona” (4/8)

4. Naturalia & artificialia: emergenze fauno-floristiche a margine del cantiere di Via Campanella (a)

La conoscenza diretta dei luoghi in argomento serve dunque all’ottimo Pane per fissare il terminus post quem è bene introdursi con la dovuta cautela nell’area archeologica di Punta della Campanella; termine che egli non a torto fissa a Cancello: «un piccolo largo dove si scorge, ai piedi della roccia, un tabernacolo della Vergine e, dal lato del mare, un gran masso isolato di roccia grigia. Qui i greci furono costretti a praticarsi un varco nel sasso poiché aggirarlo a valle sarebbe stato costoso e difficile. Le due pareti, ai lati della strada aperta sullo sfondo del verde, danno l’impressione di una grande porta; qualcosa che segni un inizio, proprio come suggerisce il nome del luogo»[1].

Vale la pena tornare da queste parti per ritrovare il sentimento del Nostro nell’anziano Gargiulo, quando dalla Campanella risale col suo fascio di mirto, odorosa materia dei suoi cesti intrecciati. Solitamente incline alla conversazione itinerante, l’artigiano di Mitigliano comprende e asseconda le curiosità altrui, anche quando riguardano la toponomastica. E poiché la sua riserva di vimini si trova dove la vegetazione spontanea subentra ai coltivi, può capitare di vederlo in azione una volta varcato «’o Canciello» per antonomasia, quello dell’edicola di S. Anna, all’inizio cioè de «’a città ’e Minerva». Espressione potente che, in bocca a una persona tanto sensibile quanto ignorante in discipline classiche, ci sembra degna di nota.


Campanula fragilis
Via Campanella, Campanula fragilis (loc. Cancello)

Al ricordo dell’omerica dea «dagli occhi azzurri» concorrono due distinte fioriture: estiva per Campanula fragilis, una casmofita comune solo nell’Italia meridionale, e invernale per Lithodora rosmarinifolia, un piccolo arbusto che apre i suoi calici pubescenti sulla parete artificiale di Cancello, mentre figura nell’elenco floristico di piante rare o di notevole significato fitogeografico tutelate in Campania dalla Legge Regionale n. 40 del 25 nov. 1994. Per osservare altre entità incluse nell’Allegato 1 della Legge campana basta oltrepassare i gradoni lastricati e inoltrarsi a Namonte, dove sul coronamento delle antiche murature a secco, o nelle loro immediate vicinanze, in primavera si librano bizzarre infiorescenze… è la stagione delle Orchidee spontanee, che offrono al trastullo degli imenotteri e alle lenti dei botanici dei petali altamente specializzati: zoomorfi come nel genere Ophrys, che ha scelto di attrarre i suoi insetti impollinatori con l’inganno dell’amore, al quale ciecamente crede il bombo pronubo (è il caso di O. bombyliflora).

Proseguendo il cammino verso Pezzalonga si entra nel dominio delle entità più schiettamente xerofile, tra le quali non emerge una singola pianta, ma un’intera associazione vegetale, qui rappresentata dal Ginepro fenicio. Fitocenosi che, indicata come «Matorral arborescenti di Juniperus spp.» (cod. 5210) nella checklist degli habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE), ha avvalorato, con altri sei tipi di habitat[2], la designazione della Zona di Protezione Speciale “Punta Campanella” (cod. IT8030024) nell’àmbito della “Rete Natura 2000”, il principale strumento adottato dall’Unione Europea per la conservazione della biodiversità[3].

Tra la macchia a ginepri e quella ad euforbie, entrambe ricorrenti nel paesaggio mediterraneo, si colloca un’altra stazione di Orchidacee, stavolta capeggiate da Anacamptis pyramidalis. L’epiteto specifico del binomio latino rimanda all’aspetto iniziale dell’infiorescenza, che da conica si fa cilindrica in progresso di antesi.

Sorrento, 30 ottobre 2015

Gaspare Adinolfi


[1] R. Pane, op. cit., p. 48.

[2] Scogliere (cod. 1170); Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium spp. endemici (cod. 1240); Arbusteti termo-mediterranei e pre-desertici (cod. 5330); Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea (6220); Grotte non ancora sfruttate a livello turistico (cod. 8310); Grotte marine sommerse o semisommerse (cod. 8330).

[3] Per un iniziale orientamento sul tema rimandiamo qui.

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