“A tocchi a tocchi, la campana sona” (3/8)

3. In tempestate securitas: dalla Via Minervia a Via Campanella

A cominciare da Termini si cala in quel paesaggio che, per dirla con Roberto Pane, «alterna gli aspetti idilliaci di una campagna feconda di viti e di ulivi a quelli drammatici delle insenature inospitali e degli strapiombi rocciosi»[1]. Da oltre duemila anni una e una sola strada, la cd. Via Minervia[2], conduce viandanti e pellegrini all’omonimo Promontorio, estrema propaggine occidentale dei monti Lattàri. Qui, nell’incontro-scontro degli elementi naturali, agitati dalle mitiche sirene[3], Odisseo volle erigere un tempio alla sua benevola Atena (cfr. Strab., Geog. V, 247).

L’Athenaion era già decaduto in età imperiale quando un’altra divinità, stavolta mortale, imponeva il controllo del braccio di mare tra l’Isola e la terraferma: fu in occasione del soggiorno di Tiberio a Capri (27-37 d.C.) che, con ogni probabilità, dovette sorgere la villa-guarnigione sul Promuntorium Minervae; da cui l’esigenza di lastricare la traccia che ivi conduceva, per motivi cultuali, fin dal VI sec. a.C.[4]

«La via Atenea o Minervia, visibile dal mare a chi percorre la rotta tra Napoli e Capri, nel suo taglio a mezza costa che, nell’ultimo tratto, discende più ripidamente verso l’estremità, è oggi poco più che una mulattiera ma è degna di essere segnalata come uno dei luoghi più suggestivi del mondo classico per la sua combinazione di perfetta solitudine, la bellezza del paesaggio che scopre lungo il suo cammino e la presenza, tra mare e cielo, dei tagli greci della roccia e del lastricato romano»[5]


Tabula Peutingeriana
Tabula Peutingeriana (III-IV sec. d.C.)

A lungo si potrebbe indugiare sulla suggestione esercitata nell’Autore dagli ultimi 3,5 km dell’antico tracciato se non fosse ancora più urgente rintracciare, magari nella stessa opera, i due estremi entro cui s’impone la massima attenzione per il monumento lubrense. In altre parole, nel 1955 Pane ci avverte che, essendo stato «recentemente ampliato» il tratto di strada che da Termini mena a Mitigliano a traverso i campi coltivati e le rustiche casupole, «occorre percorrere oltre un chilometro […] prima di cominciare a sentire che si cammina sulla stessa via percorsa dai pellegrini che si recavano al tempio di Minerva»[6]. Qui, osserva ancora lo storico dell’architettura, «I ruderi sono stati recentemente guastati dalla sistemazione della strada che conduce al faro, con l’aggiunta di abbaglianti muretti dipinti a calce. Non ci sarebbe quindi da stupirsi – e ora lo sguardo dello studioso si fa profetico – se altrettanto venisse fatto nel tratto più a monte alterando o facendo addirittura scomparire la pavimentazione antica della strada»[7].

Sorrento, 29 ottobre 2015

Gaspare Adinolfi


[1] R. Pane, Sorrento e la costa, Napoli 1955, p. 40.

[2] In età storica una diramazione della Capua-Reghium muovendo da Nuceria giungeva, oltrepassate Stabiae e Surrentum, all’estremità occidentale della Penisola sorrentina, dove sorgeva il santuario di Athena. Di questa antichissima via di comunicazione tra la piana nucerina ed il promontorio di Minerva testimoniano la Tabula Peutingeriana, uno ‘stradario’ romano del periodo imperiale (III-IV d.C.) a noi giunto attraverso una copia medievale, ed alcune colonne miliarie rinvenute nei pressi dei più importanti abitati del tempo: ad Angri, senza indicazione di distanze ma con la titolatura imperiale di Adriano (120/121 d.C.); a Castellammare di Stabia (XI miglio da Nuceria); a Sorrento, indicante XXV miglia dal principale snodo stradale in occasione del restauro della via Nuceria-Stabias-Surrentum promosso dall’imperatore Massenzio, tra il 307 ed il 312 d.C. (cfr. in part. M. Russo, ‘Il Territorio tra Stabia e Punta della Campanella nell’antichità. La via Minervia, gli insediamenti, gli approdi’, in F. Senatore (a cura di), Pompei, il Sarno e la Penisola Sorrentina, Atti del primo ciclo di conferenze di geologia, storia e archeologia (Pompei, aprile-giugno 1997), ivi 1998, (pp. 23-98), pp. 26-29; M.T. Caputo, ‘Il promontorio di Minerva: nuove acquisizioni topografiche’, in F. Senatore (a cura di), Pompei, Capri e la Penisola Sorrentina, Atti del V ciclo di conferenze di geologia, storia e archeologia (Pompei, Anacapri, Scafati, Castellammare di Stabia, ottobre 2002 – aprile 2003), Capri 2004, (pp. 51-101), passim).

[3] « Surrentum cum promuntorio Minervae, Sirenum quondam sede», osserva Plinio il Vecchio in Nat. Hist. III, 62.

[4] Secondo P. Mingazzini – F. Pfister, Forma Italiae, Regio I, Latium et Campania, II, Surrentum, Firenze 1946, p. 91 «le ricerche di Maiuri sui vari sistemi [viari] che si riscontrano a Pompei in prossimità delle mura, assegnano al basolato romano di tipo simile a quello della via Minervia il periodo fra l’80 av. Cr. e l’80 d. Cr.»

[5] R. Pane, op. cit., p. 46.

[6] Ibidem, p. 48.

[7] Ib., p. 50, nt. 11.

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